Un passo indietro :
Dopo essere stati stuprati dalla plizzia carceraria,come appunto dicevo ,ci hanno scortato all interno della prigione, erano le 4 del pomeriggio e nel “giardino” vi si trovavano tutti i detenuti di quell’ala (1000 persone) schierati a file separate per ogni camera ,dove appunto si stavano dirigendo. Ci assegnarono ad una fila e poco dopo cioe’ dopo averci contati tutti inizziammo ad salire le scale dello stabile dove si trovavano le camerate .
Le camere erano formate da detenuti “anziani” (vecchi di prigione) e come noi nuovi arrivati,questo lo capimmo subito perche alcuni stavano sdraiati vicino all ingresso con dei materassini belli stesi sul pavimento ,e noi come alti eravamo ranicchiati e ammassati vicino al bagno in fondo alla stanza .Inizziammo a cercare di metterci a nostro agio ma era impossibile visto il numero di persone presenti, cioe’ “70 persone in 50 metri quadri di stanza!!!” e Noris mi disse “spero che poi per dormire ci mandino nei letti in qualche altra stanza”. Ma non fu proprio cosi verso le 9, dopo svariati tentativi di placare i crampi causati dall ammassamento, uno dei piu anziani si alzo ed inizio a pregare/candare urlando piu che poteva per farsi sentire da tutte le altre celle che, rispondevano in coro come noi ad ogni frase da lui pronuaciata . La cantilena duro all’ incirca un quarto d’ora ,e poi alcuni degli “anziani” iniziarono a posizionarci uno contro latro ,girati sul fianco e intrecciati con la fila difronte, al sulo per dormire.
Non chiudemmo occhio ovviamente, anzi fu una continua lotta per la posizione delle gambe che si ammontonavano una sopra laltra per poterle distendere un po’.
Ma la notte passo abbastanza infretta, infatti alle 4 esatte il solito “prete “intono un altro canto/preghiera e come prima tutti dovevano rispondere a tono ,ma stavolta il delirio duro’ 1 ora .Cosiche vennero le 5 del mattino e da fuori inizio l’inno Thailandese sparato a tutto volume dagli autoparlanti,capimmo immediatamente che la giornata era inizziata.
Una guardia passo ad aprire le celle stracolme, ed una flotta di persone si scaravento giu dalle scale di corsa per poter trovare un posto vicino ad un vascone ricolmo d,acqua. Tentammo anche noi di avvicinarci ma, ci fecero capire (con gesti e urli sprezzanti ) che non potevamo fare la “doccia senza un apposito recipiente”,cosi ci limitammo solo a guardare per poter capire dove avessero preso cio’, ma niente da fare. Cosi spinti dal bisogno cercammo i bagni , che per fortuna erano vicino al posto “doccia” ,ma subito capimmo che anche per quelli serviva il “famoso contenitore” .
Poco dopo un detenuto dall’ aspetto di uno dei peggiori criminali all’ interno, visto che era ricoperto completamente di tatuaggi e cicatrici, inizio a fischiare con un fischietto dall aspetto artigiasnale (di bambu),e buona parte della gente si schiero in fila per 2 ,direzionati verso quella che sembrava la mensa.
Assaliti dalla fame subito ci posizionammo in fila, ed ci incamminammo verso i tavoli dove vi si trovavano dei piatti ricolmi di riso ed una scodella per 2 di brodo con vegetali e pezzi di maiale con tanto di pelle e pelo. Ma dopo la preghiera per, presumo ringraziare “la prigione ” e “Budda” del prezioso cibo offertoci, acora vanimmo bloccati ad urli e gesti perche non avevamo il cucchiaio per mangiare, tentammo invano di chiederne uno ma venimmo subito allontanati dalla mensa a calci dall’ uomo del fischietto.
Ok quindi capimmo subito cosa dovevamo procurarci per il giorno dopo se volevamo rimanere “in piedi” .
Verso le 9 del mattino si udi di nuovo il fischio e stavolta vademmo tutti gli “anziani” dirigersi verso un altro stabile dove all interno c’erano dei macchinari come frese e trapani , quindi per lavorare. Noi e gli altri nuovi che non sapevamo cosa fare venimmo raggruppati in un agolo del “giardino” , e “l’uomo” dal fischietto inizio a spiegare oviamente in Thay.. quale sarebbe stato il nostro lavoro.
Seguendo gli altri capimmo che dovevamo pulire il giardino dai mozziconi a spazzare il piazzale dalle carte e tutto il resto lasciato dalla colazione appena consumata,cosi iniziammo a fare sotto il tremendo sole della Thailandia fino alle 11:30 ,quando dinuovo al fischio i detenuti iniziarono ad uscire dalla “fabbrica” ed a schierarsi per la mensa. Stavolta noi non ci provammo nemmeno e andammo al riparo di un albero in un angolo.
Verso l’una del pomeriggio al suono del fischio si diressero dinuovo al lavoro in “fabbrica” , e noi ricominciammo le pulizzie.
Arrivarono le 3 ed uscirono tutti di fabbrica ,come avessero fatto una normale giornata di lavoro abituale!!!, per poi al solito suono del fischietto raggrupparsi ,come avevamo assistito al nostro ingresso nel giardino il giorno prima, per essere contati come si fa con le bestie da allevamento da noi. La giornata all’aperto era finita e stanchi morti , affamati ,con dolori allostomaco per non aver potuto defecare ci apprestammo a salire le scale del nostro “inferno di stanza”.
Presi i posti in stanza uno degli “anziani” ci fece capire che voleva ispezionare il nosto corpo per segnalare su un apposito quaderno i presunti tatuaggi che avevamo, cosi inmezzo a tutti ci spogliammo completamenti, e non vi dico i commenti che uscirono da ogni bocca li presente riguardo le nostre “intime parti” (davanti ma soprattutto dietro), fu piu che un ispezione uno stupro verbale. Ma dopo quest’ umigliazione, penso presi dal rimorso provocato dalle nostre disprezzanti facce, ci fecero capire che potevamo lavarci e defecare nel bagno li in stanza.
Quindi io mi alzai per andare in bagno, il quale era separato da nientaltro che un muretto di mezzo metro dalla stanza,e dove a mia solpresa vi stavano 3 “anziani” (nell antibagno) seduti come fosse il loro posto di diritto per dormire.
I tre mi spiegarono (a gesti )come dovevo fare a lavarmi senza bagnare loro e gli altri compagni di stanza li vicino,ma non solo ,una volta denudato uno di loro prese in mano il tubo da dove usciva l’acqua e inizio a bagnarmi ,oviamente gli altri continuavano a (da quanto potevo immaginare) scherzare sulle misure del mio pene e sul mio “didietro”.Ma perlomeno potei lavarmi ,poi tentai di chiedere se potevo usufruire del “buco sul pavimento” per defecare ,e come se niente fosse mi dissero di si ,senza neanche schifarsi un po dall’odore naturale delle feci umane.Poi fu il turno di Noris ed io tornai nei miei 50 centimetri di posto in attesa dell’ora della preghiera per poi ,ricominciare la lotta del posto per dormire.
MI LIMITO QUI PER ORA COL RACCONTO DELLA PRIGIONE ,E MI SCUSO SE PUO SEMBRARE TROPPO CRUDO E DISGUSTANTE PER ALCUNI LETTORI ,MA QUESTO E CIO CHE ASPETTA A CHIUNQUE FINISCA IN PRIGIONE IN THAYLANDIA ( PERLOMENO DA QUANTO SO AD AYUTTHAYA) .MA TRASCORSI 3 SETTIMANE ED INTENDO RACCONTARE OGNI SINGOLO GIORNO CIO CHE CI SUCCESSE ,VISTO CHE HO TENUTO UN PICCOLO DIARIO DURANTE QUEGLI ORRENDI GIORNI DI DETENZIONE.
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